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Un forte desiderio, irrefrenabile,
irresistibile, ricorre durante il
giorno. E' una voglia che cresce
all'improvviso e che bisogna necessariamente
soddisfare.
Quello dei dolci o della cioccolata
non è un desiderio qualunque. Si
chiama "carbohydrate craving"
(desiderio di carboidrati) ed è
un sintomo ben conosciuto, spesso
presente nei disturbi del comportamento
alimentare di tipo bulimico. Chi
ne soffre attribuisce ai dolci una
funzione calmante e li consuma
spesso, tutti i giorni, soprattutto
di pomeriggio e specialmente in
seguito a situazioni di stress,
frustrazioni, delusioni e conflitti
interiori.
Per queste persone, i carboidrati
(zuccheri semplici, dolci, ma anche
pane, pasta, biscotti, snack) costituiscono
buona parte dell'introito calorico
giornaliero.
La cioccolata è uno degli alimenti
più appetibili, fino al punto di
diventare come una droga,
una mania, la cui mancanza causa
ansia e irritabilità, oppure noia.
Alcuni studiosi associano il consumo
eccessivo e continuo di cioccolata
alla tossicomania, attribuendone
la dipendenza a sostanze che stimolano
un importante neurotrasmettitore
del sistema nervoso, la serotonina,
con un piacevole effetto antidepressivo.
Un meccanismo simile è innescato
anche dai dolci: l'assunzione di
zuccheri fa alzare i livelli d'insulina
nel sangue, che favorisce indirettamente
l'azione della serotonina, portando
ad una normalizzazione i disturbi
della sfera affettiva ed emotiva.
E' difficile comprendere se tali
reazioni fisiologiche siano l'effetto
oppure la causa del desiderio irrefrenabile
di zuccheri. Ad ogni modo, alcuni
farmaci che stimolano e regolarizzano
la produzione di serotonina sembrano
avere un effetto positivo sul "Carbohydrate
Craving".
I disturbi del comportamento alimentare
in cui è presente il desiderio di
dolci sono associati a disturbi
affettivi di tipo depressivo,
del tono dell'umore e dell'emotività.
Fortunatamente il consumo frequente
di zuccheri e cioccolato è nella
maggioranza dei casi solo una tendenza,
senza avere le caratteristiche della
patologia vera e propria. Nei casi
estremi, invece, causa un introito
calorico eccessivo e conseguentemente
un aumento di peso corporeo che
nel tempo porta all'obesità.
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