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Com'è fatto un
elettrostimolatore
In commercio ne esistono di vari tipi, con
caratteristiche, dimensioni e prezzi diversi:
si va da quelli più piccoli e semplici,
adatti a un uso prettamente personale, a
modelli più impegnativi
e sofisticati per professionisti del settore.

Paura della scossa?
Cosa succede se utilizzate da soli l'apparecchio?
Nulla di pericoloso, l'elettrostimolatore
non è infatti attaccato direttamente alla
presa di corrente, in quanto l'apparecchio
viene alimentato da una batteria ricaricabile.
Non correte dunque il rischio di restare
fulminati e neanche quello di ricevere una
minima "bruciaturina": le correnti in gioco,
infatti, sono regolate per non procurare
alcun danno al tessuto muscolare o a quello
osseo.
A ogni muscolo la sua scossa
Una piccola lezione di fisiologia muscolare
è indispensabile per poter utilizzare in
modo corretto l'elettrostimolazione.
Le fibre muscolari non sono tutte uguali,
e sono suddivise in:
- Fibre rosse, utilizzano il
metabolismo aerobico, sono le più lente
a contrarsi, ma ci rendono capaci di
resistere allo sforzo e dare prestazioni
di endurance;
- Fibre bianche di tipo A, consentono
le contrazioni rapide e resistenti,
danno una prestazione intermedia;
- Fibre bianche di tipo B, utilizzano
il metabolismo anaerobico, sono le fibre
più veloci e consentono reazioni di
velocità;
- Fibre bianche "superveloci"
deputate all'esplosività.
Le fibre vengono sollecitate da frequenze
diverse:
- 25 /30 Hz per le fibre rosse;
- 40/50 Hz per le bianche di tipo A;
- 60 /75 Hz per le bianche di tipo B;
- 100/110 Hz le "superveloci".
A seconda del muscolo che volete sollecitare,
e della prestazione che volete migliorare,
occorrerà dunque impostare un programma
diverso e con frequenze appropriate.
Ricordate però che, soprattutto per i primi
tempi, è sempre meglio ricorrere a un esperto
prima di sottoporsi a un trattamento di
elettrostimolazione. |
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