Gli integratori naturali sono sempre più popolari, soprattutto tra chi cerca soluzioni per contrastare stress, stanchezza e difficoltà del sonno. Ma naturale non significa necessariamente sicuro. A riaccendere il dibattito è l’ashwagandha, una pianta molto utilizzata negli integratori alimentari, finita al centro di un nuovo allarme sanitario internazionale.
Il 21 ottobre 2026, l’Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria del Brasile, conosciuta come Anvisa, ha pubblicato un avviso ufficiale relativo alla commercializzazione di prodotti contenenti questa sostanza.
L’intervento arriva dopo la diffusione della notizia di un grave caso di insufficienza epatica che ha coinvolto una donna britannica, apparentemente associato all’utilizzo di un integratore a base di ashwagandha.
Una vicenda che invita a riflettere sui possibili rischi di alcuni prodotti vegetali e sull’importanza di utilizzarli con consapevolezza.
Cos’è l’ashwagandha e perché viene utilizzata?
L’ashwagandha, il cui nome scientifico è Withania somnifera, è una pianta originaria di alcune regioni dell’Asia e dell’Africa, impiegata da secoli nella medicina tradizionale ayurvedica.
Negli ultimi anni ha conquistato grande popolarità anche in Europa, soprattutto grazie ai social network e alla diffusione di integratori commercializzati per il rilassamento e il benessere mentale.
Viene spesso presentata come una sostanza adattogena, termine utilizzato per descrivere alcuni composti vegetali studiati per il loro possibile ruolo nella risposta dell’organismo allo stress.
Secondo il National Center for Complementary and Integrative Health statunitense, alcune preparazioni potrebbero contribuire a migliorare il sonno e ridurre lo stress.
Tuttavia, le evidenze scientifiche sono ancora limitate e non tutti i benefici pubblicizzati risultano dimostrati.
Ashwagandha e danni al fegato: il caso che ha fatto scattare l’allarme
L’avviso dell’autorità brasiliana è stato diffuso dopo che un grave episodio sanitario verificatosi nel Regno Unito ha attirato l’attenzione internazionale.
Una donna britannica di 44 anni avrebbe sviluppato insufficienza epatica acuta dopo aver consumato quotidianamente un integratore di ashwagandha in forma di caramelle gommose, acquistato dopo averlo conosciuto attraverso i social.
Secondo la ricostruzione pubblicata dal Consiglio federale di farmacia brasiliano, la donna avrebbe manifestato vomito e ittero, per poi essere ricoverata in condizioni molto gravi.
La paziente avrebbe successivamente avuto bisogno di un trapianto di fegato.
È importante sottolineare che il caso, preso singolarmente, non dimostra che l’ashwagandha sia stata la causa diretta dell’insufficienza epatica. La valutazione richiede indagini mediche approfondite e l’esclusione di altri possibili fattori.
La letteratura scientifica, tuttavia, documenta rari episodi di danno epatico associati all’assunzione di preparazioni contenenti questa pianta.
Integratori di ashwagandha vietati in Brasile: cosa dice Anvisa
Nel comunicato del 21 ottobre, Anvisa ha chiarito che l’ashwagandha non rientra tra gli ingredienti autorizzati per gli integratori alimentari in Brasile.
Di conseguenza, la produzione, la vendita, la distribuzione e l’utilizzo come integratore sono vietati nel Paese.
L’autorità ha inoltre ricordato che gli integratori non possono essere presentati come prodotti capaci di curare o prevenire malattie senza le necessarie autorizzazioni.
Il provvedimento richiama l’attenzione soprattutto sui prodotti promossi attraverso i social network, spesso accompagnati da promesse di benefici non adeguatamente supportate dalle evidenze scientifiche.
Ashwagandha, quali sono gli effetti collaterali?
Secondo le informazioni pubblicate dai National Institutes of Health statunitensi, gli effetti indesiderati più comuni possono comprendere sonnolenza, nausea, disturbi gastrointestinali, diarrea e vomito.
Esistono inoltre segnalazioni, seppure rare, di problemi al fegato.
Una revisione scientifica pubblicata nel 2026, che ha analizzato 25 pazienti descritti nella letteratura medica, ha confermato la presenza di casi di danno epatico associato all’ashwagandha, talvolta con conseguenze gravi.
Il numero dei casi riportati non permette però di stabilire quanto frequentemente questi eventi si verifichino tra tutti gli utilizzatori.
Particolare attenzione è necessaria per chi presenta malattie epatiche preesistenti.
Segnali come ingiallimento della pelle o degli occhi, urine molto scure, vomito persistente e forte stanchezza richiedono una valutazione medica tempestiva, specialmente se compaiono durante l’assunzione di integratori.

Ashwagandha in Italia: è vietata oppure consentita?
Una distinzione fondamentale riguarda le normative dei diversi Paesi.
In Italia l’ashwagandha non è soggetta allo stesso divieto generale previsto per gli integratori in Brasile.
La Withania somnifera compare nell’elenco ministeriale delle piante utilizzabili negli integratori alimentari, con specifiche parti vegetali ammesse.
Questo non significa, tuttavia, che qualunque prodotto a base di ashwagandha sia automaticamente sicuro o autorizzato.
Le formulazioni devono rispettare le disposizioni nazionali ed europee applicabili.
Inoltre, l’inserimento di un prodotto nel registro italiano degli integratori non costituisce un’approvazione della sua efficacia terapeutica o una garanzia assoluta di sicurezza.
Chi dovrebbe evitare gli integratori di ashwagandha?
La prudenza è particolarmente importante per alcune categorie di persone.
Secondo il centro statunitense NCCIH, l’ashwagandha dovrebbe essere evitata durante la gravidanza e l’allattamento.
Non è inoltre raccomandata per persone con determinate patologie tiroidee o autoimmuni e può interagire con farmaci per la pressione arteriosa, il diabete, la tiroide e con medicinali sedativi o immunosoppressori.
Prima di iniziare l’assunzione, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche o condizioni mediche, è opportuno consultare un professionista sanitario.
Prodotti naturali, perché serve maggiore attenzione
L’allarme sull’ashwagandha riporta al centro una questione fondamentale: la provenienza naturale di una sostanza non equivale all’assenza di rischi.
Gli integratori possono contenere composti biologicamente attivi, capaci di produrre effetti sull’organismo e di interagire con eventuali medicinali.
Anche la qualità del prodotto, la concentrazione degli estratti e la durata dell’utilizzo sono aspetti da considerare.
Il messaggio per i consumatori non è che tutti gli integratori naturali siano pericolosi, ma che il loro utilizzo dovrebbe basarsi su informazioni scientifiche affidabili e non soltanto sulle promesse pubblicitarie.
La vicenda dell’ashwagandha dimostra quanto sia importante verificare la sicurezza dei prodotti e rivolgersi a professionisti qualificati prima di assumere sostanze concentrate, anche quando vengono presentate come completamente naturali.