Negli ultimi mesi un nome ha invaso forum, social e testate di settore: clascoterone. Presentato da molti come “il primo vero rivale della finasteride”, questa molecola sta alimentando enormi aspettative tra chi combatte l’alopecia androgenetica, la comune calvizie di natura ormonale. Ma dietro l’entusiasmo del web, cosa dicono davvero i dati scientifici? Vediamolo insieme, separando la sostanza dall’hype.
Cos’è il clascoterone
Il clascoterone (nome chimico cortexolone 17α-propionato) è un inibitore topico del recettore degli androgeni, cioè un principio attivo che si applica direttamente sulla pelle. Non è del tutto nuovo: nella concentrazione all’1% è già approvato e commercializzato con il nome Winlevi per il trattamento dell’acne, negli USA dal 2020 e successivamente in Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito.
La novità che sta facendo discutere riguarda però una formulazione diversa: la soluzione al 5%, sviluppata specificamente per la caduta dei capelli e nota anche con il nome provvisorio Breezula.

Come agisce: il meccanismo scientifico
Per capire perché il clascoterone incuriosisce tanto, bisogna partire dalla causa della calvizie. Nell’alopecia androgenetica, il diidrotestosterone (DHT) — un ormone derivato dal testosterone — si lega ai recettori degli androgeni presenti nei follicoli piliferi, innescando un processo di miniaturizzazione che progressivamente assottiglia e indebolisce il capello.
Il clascoterone agisce come un antagonista competitivo: la sua struttura molecolare, simile a quella del DHT, gli permette di occupare il recettore androgenico “al posto” dell’ormone. In pratica, è come inserire una chiave finta nella serratura: quando arriva il DHT, il recettore è già occupato e non può innescare la miniaturizzazione del follicolo.
La differenza chiave rispetto a farmaci orali come finasteride e dutasteride è l’azione locale. Questi ultimi riducono il DHT in tutto l’organismo inibendo l’enzima 5-alfa-reduttasi; il clascoterone, invece, blocca il DHT solo a livello del recettore cutaneo, per poi degradarsi rapidamente in un metabolita quasi inattivo (il cortexolone). L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo l’esposizione sistemica, anche se alcuni dati di Fase 1 hanno mostrato concentrazioni misurabili nel sangue.
Le prove scientifiche: i risultati degli studi SCALP
Qui arriviamo al cuore della questione. Nel dicembre 2025, Cosmo Pharmaceuticals ha pubblicato i risultati topline di due grandi studi di Fase 3, denominati SCALP 1 (NCT05910450) e SCALP 2 (NCT05914805): insieme rappresentano il più ampio programma clinico mai condotto per una terapia topica contro la calvizie, con 1.465 uominiarruolati tra Stati Uniti ed Europa.
I dati sono incoraggianti. Entrambi gli studi hanno centrato l’obiettivo primario — un miglioramento significativo della conta dei capelli nell’area bersaglio (TAHC) rispetto al placebo:
- SCALP 1: miglioramento relativo del 539% rispetto al veicolo (placebo);
- SCALP 2: miglioramento relativo del 168% rispetto al veicolo.
Le percentuali impressionano, ma vanno interpretate con lucidità: sono valori relativi al placebo, non l’aumento assoluto di capelli sulla testa. In termini pratici, i confronti indiretti suggeriscono che la finasteride resti tuttora superiore sul dato grezzo di ricrescita (circa 20 capelli/cm² contro i circa 14 stimati per il clascoterone). Il vero punto di forza della nuova molecola, quindi, non è tanto la potenza assoluta quanto un profilo di sicurezza potenzialmente più pulito.
Efficacia reale e profilo di sicurezza
Sul fronte della tollerabilità, i dati sono rassicuranti: gli eventi avversi sono risultati comparabili a quelli del placebo, con irritazione cutanea minima e nessun effetto collaterale sistemico rilevante. È un aspetto cruciale, perché molti pazienti rinunciano alla finasteride proprio per il timore di effetti collaterali di natura ormonale e sessuale.
In sintesi, l'”effettiva capacità benefica” tanto discussa online sembra concreta ma va ridimensionata: il clascoterone fa ricrescere capelli in modo statisticamente significativo, ma non è (almeno per ora) più potente delle terapie esistenti. Il suo valore aggiunto è offrire una nuova opzione, soprattutto a chi non tollera o non risponde ai trattamenti attuali. Molti esperti ipotizzano un uso combinato con la finasteride, più che sostitutivo.
Quando sarà disponibile?
Attenzione a un punto fondamentale: la formulazione al 5% per i capelli non è ancora approvata. Cosmo Pharmaceuticals prevede di completare il follow-up di sicurezza a 12 mesi nella primavera 2026, per poi presentare le domande di autorizzazione in parallelo negli USA e in Europa. Un eventuale lancio sul mercato non è atteso prima del 2027 circa.
Il clascoterone rappresenta il primo meccanismo d’azione realmente nuovo contro la calvizie maschile in oltre 30 anni, ed è normale che il web ne parli con entusiasmo. I dati di Fase 3 sono solidi e promettenti, ma è bene mantenere aspettative realistiche: siamo di fronte a un’alternativa complementare, non a una cura miracolosa. In attesa dell’approvazione, la cautela e il confronto con un dermatologo restano la strada migliore.
Questo articolo ha finalità puramente informative e non sostituisce il parere di un medico. Prima di intraprendere qualsiasi trattamento per la caduta dei capelli, consulta un dermatologo o uno specialista qualificato.