Il Mounjaro funziona davvero? Cosa dicono gli studi, i rischi della nuova cura dell’ obesità

Nessun farmaco negli ultimi anni ha generato tanto clamore quanto il Mounjaro. Tra passaparola social, testimonianze di celebrità e titoli sensazionalistici, la tirzepatide è diventata il simbolo di una nuova era nella cura dell’obesità.

Ma dietro l’entusiasmo cosa dicono realmente i dati scientifici? E soprattutto: in Italia chi può averlo, e a quali condizioni? Facciamo chiarezza.

Cos’è il Mounjaro

Mounjaro è il nome commerciale della tirzepatide, prodotta da Eli Lilly. Si tratta di un peptide sintetico di 39 amminoacidi somministrato tramite iniezione sottocutanea settimanale, con dosaggi che partono da 2,5 mg e arrivano fino a 15 mg attraverso una progressiva “escalation”.

Ha ottenuto l’autorizzazione europea all’immissione in commercio il 15 settembre 2022 ed è disponibile in Italia dal 2024. L’autorizzazione EMA copre due indicazioni: il diabete mellito di tipo 2 e la gestione del peso corporeo (obesità, o sovrappeso con comorbilità). Su quest’ultimo punto, come vedremo, si gioca gran parte della confusione.

 

Come funziona: il meccanismo scientifico

Qui sta la vera novità. Mounjaro è il primo e unico doppio agonista dei recettori GIP e GLP-1 approvato, mentre farmaci più noti come Ozempic e Wegovy (semaglutide) agiscono solo sul recettore GLP-1.

GLP-1 e GIP sono due incretine, ormoni prodotti dall’intestino dopo i pasti. Agendo su entrambi i recettori contemporaneamente, la tirzepatide produce diversi effetti combinati:

  • stimola la secrezione di insulina in modo glucosio-dipendente, cioè solo quando la glicemia è elevata (riducendo il rischio di ipoglicemia);
  • rallenta lo svuotamento gastrico, prolungando il senso di pienezza;
  • agisce sui centri cerebrali dell’appetito, riducendo la fame e il “rumore alimentare”;
  • migliora la sensibilità insulinica e il metabolismo dei lipidi.

Il risultato percepito dai pazienti è una netta riduzione dell’appetito, sazietà più rapida e maggiore controllo sulle porzioni. Non è quindi un “brucia-grassi”: è un farmaco che modifica la regolazione ormonale della fame.

Le prove scientifiche: cosa dicono gli studi

I numeri che circolano online derivano principalmente dallo studio di Fase 3 SURMOUNT-1 (NCT04184622), pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2022 e condotto su 2.539 partecipanti con obesità o sovrappeso con almeno una comorbilità, senza diabete.

Dopo 72 settimane di trattamento, i risultati medi di riduzione del peso corporeo sono stati:

Dosaggio Perdita di peso media
Tirzepatide 5 mg 16,0% (circa 16 kg)
Tirzepatide 10 mg 21,4% (circa 22 kg)
Tirzepatide 15 mg 22,5% (circa 24 kg)
Placebo 2,4% (circa 2 kg)

 

Inoltre, tra l’89% e il 96% dei pazienti trattati ha perso almeno il 5% del peso corporeo, contro il 28% del gruppo placebo. Nell’estensione dello studio a tre anni, la tirzepatide ha ridotto del 94% il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 in soggetti con prediabete.

Un punto fondamentale che il web tende a dimenticare: in tutti gli studi il farmaco è stato somministrato come coadiuvante di una dieta ipocalorica e di maggiore attività fisica, non da solo.

Effetti collaterali e controindicazioni

Non esistono pasti gratis, nemmeno in farmacologia. Gli effetti indesiderati più frequenti sono gastrointestinali: nausea, diarrea, vomito, stipsi, dispepsia e dolore addominale. Sono in genere lievi o moderati, compaiono soprattutto durante la fase di aumento del dosaggio e tendono ad attenuarsi nel tempo. Possono comparire anche capogiri, calo della pressione arteriosa, astenia, fragilità delle unghie e perdita di capelli (questi ultimi spesso legati a un dimagrimento troppo rapido o a carenze nutrizionali).

Particolare cautela è richiesta in caso di storia di pancreatite, gastroparesi o disturbi gastrointestinali severi, malattia renale avanzata, e nei pazienti in terapia con insulina o sulfoniluree (per il rischio di ipoglicemia). L’EMA raccomanda inoltre di valutare caso per caso la sospensione prima di interventi chirurgici con anestesia profonda, per il rischio di aspirazione del contenuto gastrico.

C’è poi il tema del recupero del peso: alla sospensione il senso di fame ritorna e una ripresa parziale dei chili persi è documentata.

Mounjaro

Mounjaro in Italia: chi lo paga?

È il punto più frainteso in assoluto. Attenzione a non confondere “approvato” con “rimborsato”: sono due cose diverse.

Dal 23 febbraio 2025, Mounjaro è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale esclusivamente per il diabete mellito di tipo 2 nell’adulto, secondo i criteri della Nota AIFA 100, con prescrizione informatizzata tramite Tessera Sanitaria da parte di specialisti e medici di medicina generale.

Per l’indicazione obesità, invece, il farmaco non è rimborsato: si acquista su ricetta bianca e il costo resta interamente a carico del paziente, con cifre che oscillano indicativamente tra i 300 e i 500 euro al mese a seconda del dosaggio. Un’estensione della rimborsabilità all’obesità è attesa e AIFA ha inserito Mounjaro tra i farmaci candidati per il 2026, ma a oggi non è stata formalizzata alcuna decisione.

Un’ultima avvertenza, tutt’altro che secondaria: l’enorme domanda ha alimentato un mercato parallelo di prodotti venduti online. Acquistare tirzepatide fuori dal circuito delle farmacie autorizzate e senza prescrizione medica è pericoloso.

Quindi il Mounjaro è un miracolo?

Il Mounjaro non è una moda passeggera né una scorciatoia miracolosa: è un farmaco con un meccanismo d’azione innovativo e un’efficacia dimostrata da studi solidi su migliaia di pazienti. Ma resta, appunto, un farmaco: con indicazioni precise, controindicazioni reali, effetti collaterali e un percorso che va costruito nel tempo insieme a specialista e nutrizionista. Usato correttamente può cambiare la vita a chi convive con obesità o diabete; usato come dieta lampo fai-da-te, è semplicemente un rischio.

Questo articolo ha finalità puramente informative e non sostituisce in alcun modo il parere medico.

Le fonti utilizzate per scriver l’articolo sono documenti scientifici e studi di Ema, SIE e AIFA.

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