Intelligenza artificiale in medicina: l’OMS chiede più controlli

L’intelligenza artificiale in medicina sta diventando sempre più importante, dalla ricerca scientifica all’analisi dei dati sanitari fino allo sviluppo di nuovi strumenti in grado di affiancare medici e ricercatori. Una trasformazione che potrebbe portare enormi benefici, ma che richiede anche nuove regole.
 

Il 21 settembre 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiamato l’attenzione proprio su questo tema, presentando un nuovo rapporto dedicato alla supervisione etica della ricerca sanitaria basata sull’intelligenza artificiale.

Secondo l’OMS, l’AI può contribuire ad accelerare la ricerca e a migliorare i sistemi sanitari, ma un utilizzo privo di adeguati controlli potrebbe anche creare problemi relativi alla tutela dei pazienti, alla gestione dei dati e all’equità nell’accesso alle nuove tecnologie.

L’intelligenza artificiale sta cambiando la medicina

Negli ultimi anni gli algoritmi sono entrati progressivamente nel settore sanitario. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata, per esempio, per elaborare grandi quantità di informazioni, individuare schemi difficili da riconoscere manualmente e supportare alcune attività di ricerca.

L’AI può inoltre essere applicata allo studio di immagini mediche, dati clinici e informazioni raccolte durante gli studi scientifici.

Questo non significa, però, che il computer sostituirà automaticamente il medico.

Nella maggior parte delle applicazioni sanitarie l’intelligenza artificiale deve essere considerata soprattutto come uno strumento di supporto, mentre la valutazione del paziente e le decisioni cliniche richiedono competenze professionali, conoscenza della storia individuale e controllo umano.

L’OMS sottolinea infatti che il progresso non dovrebbe essere misurato semplicemente attraverso la velocità con cui vengono introdotti nuovi sistemi, ma anche attraverso la capacità delle istituzioni sanitarie di controllarli adeguatamente.

Il problema dei dati utilizzati dall’AI

Uno degli aspetti più delicati riguarda i dati.

Gli algoritmi vengono sviluppati e valutati utilizzando grandi quantità di informazioni. Se questi dati sono incompleti, poco rappresentativi oppure contengono distorsioni, anche i risultati generati dall’intelligenza artificiale potrebbero essere meno affidabili per alcuni gruppi di persone.

Il rapporto dell’OMS dedica particolare attenzione proprio al rischio di bias, cioè distorsioni che possono influenzare il funzionamento di un sistema.

Per esempio, uno strumento sviluppato prevalentemente attraverso dati provenienti da una determinata popolazione potrebbe non offrire necessariamente gli stessi risultati quando viene utilizzato in contesti diversi.

Per questo servono verifiche, validazioni scientifiche e sistemi di controllo prima di utilizzare determinate tecnologie su larga scala.

Privacy e consenso dei pazienti

Un altro punto fondamentale riguarda la protezione delle informazioni sanitarie.

Cartelle cliniche, esami e dati genetici possono contenere informazioni estremamente sensibili. Quando questi dati vengono utilizzati nella ricerca basata sull’intelligenza artificiale diventano quindi essenziali regole chiare relative all’accesso, alla conservazione e al loro utilizzo.

Nel rapporto dedicato all’AI nella ricerca sanitaria, l’OMS affronta anche questioni come il consenso informato, la responsabilità dei ricercatori e il ruolo dei comitati etici incaricati di valutare gli studi.

La tecnologia, quindi, non rappresenta soltanto una questione informatica: entrano in gioco anche aspetti medici, giuridici ed etici.

Chi è responsabile se l’intelligenza artificiale sbaglia?

È una delle questioni più importanti del futuro della medicina digitale.

Se un sistema fornisce un’indicazione errata, chi deve essere considerato responsabile?

Il medico che lo utilizza? La struttura sanitaria? Chi ha sviluppato l’algoritmo?

Sono interrogativi che acquistano importanza man mano che questi strumenti vengono inseriti nei sistemi sanitari.

Tra le criticità evidenziate nel lavoro promosso dall’OMS figurano proprio una responsabilità non sempre chiaramente definita, la frammentazione dei dati e la necessità di aumentare le competenze relative all’intelligenza artificiale tra professionisti e istituzioni sanitarie.

I possibili vantaggi dell’AI per la salute, aiuto complementare o sostituzione?

L’obiettivo non è rallentare l’innovazione.

L’intelligenza artificiale potrebbe infatti rappresentare uno degli strumenti più importanti della medicina dei prossimi anni.

Può aiutare i ricercatori ad analizzare velocemente enormi quantità di informazioni, contribuire allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e rendere più efficienti alcuni processi all’interno degli ospedali.

Dal 16 al 18 settembre 2026, OMS, Unione Internazionale delle Telecomunicazioni e Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale hanno inoltre riunito a Hangzhou esperti, ricercatori, autorità e professionisti sanitari per discutere proprio dell’applicazione responsabile e sostenibile dell’intelligenza artificiale alla salute.

La sfida sarà utilizzare bene la tecnologia

Il messaggio che emerge dalle più recenti iniziative internazionali è quindi piuttosto chiaro: l’intelligenza artificiale può offrire importanti opportunità alla medicina, ma deve essere accompagnata da controlli, trasparenza e supervisione umana.

Per i pazienti potrebbe significare, in futuro, avere a disposizione strumenti diagnostici sempre più sofisticati e una medicina capace di analizzare quantità di informazioni fino a pochi anni fa impensabili.

La sfida sarà però fare in modo che l’innovazione proceda insieme alla sicurezza.

L’AI non dovrebbe quindi essere considerata una sostituta del medico, ma uno strumento che, se sviluppato e utilizzato correttamente, può aiutare professionisti e ricercatori a prendere decisioni basate su informazioni sempre più precise.

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